Il camperismo si fonda soprattutto sulle emozioni. Molti produttori e registri cinematografici, affascinati da questo piccolo grande mondo, hanno voluto far leva su questo concetto, anche solo per pochi fotogrammi oppure incentrando tutto il film sul viaggio in camper, cercando di coinvolgere ancor più emotivamente molti utenti camperisti e per cercare di andare a segno, toccando loro un “nervo” molto difficile da individuare, ma sensibile e delicato.

In molti film ci sono lunghe scene di viaggio in camper (“Vita da camper”), brevi scene in cui semplicemente compare un camper (“Ritorno al futuro_Parte 1”), o un mezzo antico con lo stesso scopo, (come accade con la carrozza del dentista cacciatore di taglie Dr. Schlutz in “Django”) oppure scene in cui il camper diviene la dimora fissa di un personaggio del lungometraggio, come ad esempio accade in Kill Bill 2, in cui il camper diviene la dimora di Budd (Micheal Madsen).

Di seguito alcuni film individuati con queste caratteristiche.

1) “Vita da Camper” (USA, 2006) con Barry Sonnenfeld. Con Robin Williams, Jeff Daniels, Cheryl Hines, Kristin Chenoweth, Joanna Levesque (durata 98 minuti) – Commedia Americana, regista Barry Sonnenfeld.

Bob Munro è un uomo sulla cinquantina: una bella casa in un quartiere residenziale, un lavoro frustrante ma redditizio, una moglie attraente e due figli che, arrivati nella fase adolescenziale, non lo considerano più. A causa di un’irrinunciabile – pena il licenziamento – riunione di lavoro, decide di spostare la meta delle sue vacanze e di portare tutta la famiglia, invece che alle agognate Hawaii, in Colorado, luogo in cui si svolgerà proprio la riunione.

Mezzo di locomozione un immenso e colorato camper difficilmente manovrabile e super accessoriato. Le disavventure durante la vacanza si susseguiranno una dopo l’altra e il nucleo familiare, anche grazie alla conoscenza di una famiglia felice e post hippy di camperisti, ritroverà la condivisione di certi ideali nonché il piacere e il gusto di stare insieme.

vita da camper

2) “Ella & John – The Leisure Seeker” (USA, 2017) con Helen Mirren, Donald Sutherland, Christian McKay, Janel Moloney, Dana Ivey, Dick Gregory (durata 112 minuti) – Drammatico, regista Paolo Virzì.

The Leisure Seeker è il soprannome del vecchio camper con cui Ella e John Spencer andavano in vacanza coi figli negli anni Settanta.

Una mattina d’estate, per sfuggire ad un destino di cure mediche che li separerebbe per sempre, la coppia sorprende i figli ormai adulti e invadenti e sale a bordo di quel veicolo anacronistico per scaraventarsi avventurosamente giù per la Old Route 1, destinazione Key West.

John è svanito e smemorato ma forte, Ella è acciaccata e fragile ma lucidissima. Il loro sarà un viaggio pieno di sorprese.

Ella John The Leisure Seeker

3) “Little Miss Sunshine” (USA, 2006) con Greg Kinnear, Toni Collette, Steve Carell, Paul Dano, Alan Arkin (durata 101 minuti) – Commedia, regista Jonathan Dayton .

Sheryl, moglie e madre per vocazione, alle prese con il secondo matrimonio, fatica a reggere le fila di un nucleo familiare assemblato a suon di copia-incolla: Richard, marito/padre alla ricerca ossessiva di un improbabile successo editoriale, Dwayne e Olive, rispettivamente adolescente ribelle e mini-reginetta di bellezza di provincia, il nonno, cacciato dalla casa di cura perché cocainomane, e, ultimo in ordine di arrivo, lo zio Frank, fratello di Sheryl reduce da un tentato suicidio.

Una sgangherata famiglia, quella degli Hoover, che si ritroverà in viaggio su un cadente pulmino verso il concorso di bellezza per bambine più famoso della California, Little Miss Sunshine, per cui la piccola Olive è stata selezionata.

Il viaggio, a dir poco movimentato, ridefinirà i rapporti, e darà occasione a ciascuno, in modo inatteso e imprevedibile, di riconciliarsi con sé stesso prima che con gli altri. Regista esordiente, un cast di tutto rispetto, una sceneggiatura brillante sostenuta da un concept temerario.

Little Miss Sunshine

4) “Dal tramonto all’alba” (USA, 1996) con Harvey Keitel, Juliette Lewis, George Clooney, Salma Hayek, Quentin Tarantino (durata 95 minuti) – Horror, regista Robert Rodriguez.

Da una sceneggiatura di Tarantino, ispiratore del film. Due fratelli girano l’America rapinando e ammazzando la gente. Uno è proprio pazzo (Tarantino), l’altro (Clooney) ha i suoi problemi a tenerlo buono. Dopo la giusta esibizione di sangue che schizza e cervelli che saltano i due arrivano a una sorta di locanda dove una bella ragazza si trasforma in mostro. Il thriller diventa horror. Il resto dell’intreccio è troppo complicato per essere raccontato. Se si accetta il contesto trash allora il film ha i suoi valori: di regia, effetti, montaggio eccetera.

Ma sono valori che il cinema americano ha ormai acquisito in automatico, non c’è bisogno di genio registico. La tesi del gruppo Tarantino è che la violenza è come la famiglia, il cervello sul muro è come un tramonto, l’orina come il mare, la droga come l’aspirina, il buono come il cattivo, il brutto come il bello. E se tu mostri un assassino violento, morboso, psicotico e sgradevole, devi sempre eccedere.

Se quel personaggio sarà il più morboso, violento…eccetera mai rappresentato dal cinema, avrà maggiore successo e il pubblico (giovane) starà dalla sua parte. È la regola della trasgressione totale, del ribaltamento di tutto: della realtà, dei valori, dell’etica. Una ragazza che balla e si trasforma, e trasforma il film da un genere a un altro può essere una trovata. Ma qui c’è anche la presunzione, infinita, che la verità abiti in Tarantino, e che qualsiasi cosa venga fatta crei un precedente e sia giusta. Era la prerogativa di Ford e di Hitchcock.

Ma stare dalla parte di quei due era come rifarsi una vita migliore. Stare dalla parte di questo gruppo è come cadere in un grande water. Poi c’è il discorso che tutto è talmente, manifestamente abnorme che non può far male ai giovani. È sbagliato naturalmente, ci sono vecchie cose come l’emulazione e l’identificazione, e quasi mai c’è la cultura per pilotarle o esorcizzarle.

Dal tramonto all alba

5) “Kill Bill – Volume 2” (USA, 2004) con Uma Thurman, Lucy Liu, David Carradine, Daryl Hannah, Michael Madsen (durata 110 minuti) – Azione, regista Quentin Tarantino.

Ogni inizio ha una fine. Stavolta si comincia dalle parti di John Ford, con un esplicito omaggio a Sentieri Selvaggi e si prosegue, con salti spazio temporali e metacinematografici per la via del noir anni ’50 e dell’actionmovie orientale dei mitici seventies fino a giungere (eh già) dalle parti di Fist of the North Star. Ma Tarantino conosce la scuola di Okuto? Pare di sì. E non ce ne sorprendiamo.

Formalmente Kill Bill vol.2 si mantiene sugli altissimi standard del primo tempo/episodio e alterna sapientemente fasi prettamente comiche, come l’allenamento di Uma Thurman con il maestro di arti marziali cantonese, durante il quale il regista delizia la platea con le famose carrellate avanti e indietro della telecamera, tipiche delle produzioni Shaw Brothers anni 70′, a momenti squisitamente drammatici come i ricordi, adagiati su un fondale bianco/nero/seppia della sposa promessa e oppressa dalla tragedia che l’ha colpita.

Tutti coloro che avevano lamentato la mancanza di dialoghi brillanti nella prima parte del film saranno felici di sapere che lo “stile Tarantino” è stavolta pienamente soddisfatto e la lunga e delirante filippica che Bill fa alla sua killer preferita al termine della pellicola, va a mettersi a pieno merito sul podio occupato dal monologo di Samuel L. Jackson (qui presente in un cameo) in Pulp Fiction e della disquisizione del gruppo di iene sul significato di “Like a Virgin” in “Reservoir Dogs”. Indubbiamente uno dei valori aggiunti di Kill Bill 2 è proprio Bill ovvero quel David Carradine, per il quale il tempo sembra essersi fermato.

Kill Bill 2 è esagerato, sopra le righe, verboso ma mai noioso e andrebbe rivisto più e più volte per apprezzarne ogni dettaglio e sfumatura. L’opera di Tarantino, presa nella sua globalità, è monumentale e straordinaria. Qualcuno, non a torto, l’ha definita la prima grande epopea del nuovo secolo e noi non possiamo che essere d’accordo. Grazie Quentin, non ci hai deluso.

Kill Bill Volume

6) “Django Unchained” (USA, 2013) con Jamie Fox, Christoph Waltz, Leonardo DiCaprio, Samuel L. Jackson, Kerry Washington (durata 165 minuti) – Western, regista Quentin Tarantino.

Stati Uniti del Sud, alla vigilia della guerra civile. Il cacciatore di taglie di origine tedesca dottor King Schultz, su un carretto da dentista, è alla ricerca dei fratelli Brittle, per consegnarli alle autorità piuttosto morti che vivi e incassare la ricompensa. Per scovarli, libera dalle catene lo schiavo Django, promettendogli la libertà a missione completata.

Tra i due uomini nasce così un sodalizio umano e professionale che li conduce attraverso l’America delle piantagioni e degli orrori razzisti alla ricerca dei criminali in fuga e della moglie di Django, Broomhilda, venduta come schiava a qualche possidente negriero.

Tarantino ha in mano una storia di genere che è anche un pezzo di storia americana: il western appare dunque la scelta ideale, ma è ovviamente un western che non si colloca sotto il grande cielo della tradizione, che tutto ingloba e ridimensiona, bensì dentro un teatro (Candyland), in piena continuità stilistica e tematica con il precedente immediato, Bastardi senza Gloria.

Ancora sorvegliati e sorveglianti, infatti, e ancora gioco delle parti, pericoloso ed estremo scambio delle stesse, strategia della vendetta e della messa in scena.

Django Unchained

7) “Viola bacia tutti” (ITA, 1998) con Valerio Mastandrea, Asia Argento, Rocco Papaleo, Massimo Ceccherini, Enzo Robutti (durata 100 minuti) – Commedia, regista Giovanni Veronesi.

Tre amici partono per una vacanza. Vogliono divertirsi con donne e prendere il sole. Ma cadono vittime di una rapinatrice maldestra. Gag relative. Sapore di Pieraccioni (c’è il fedelissimo Ceccherini). Del resto Veronesi è il coautore del film del “fenomeno” toscano.

Viola bacia tutti

8) “The most beautiful day” (GER, 2016) con Matthias Schweighöfer, Florian David Fitz, Alexandra Maria Lara, Rainer Bock, Tatja Seibt (durata 110 minuti) – Commedia, regista Florian David Fitz.

Il pianista Andi è ricoverato in ospedale con una fibrosi polmonare ed è in attesa di un donatore che sembra non poter arrivare in tempo per evitarne il decesso. Nella stessa clinica giunge il borseggiatore Benno che, fin da bambino, è soggetto a improvvisi stati catalettici.

La diagnosi per lui è altrettanto infausta: un tumore al cervello che lo condurrà alla morte in breve tempo. Benno riesce a convincere il timoroso Andi a mettere insieme una somma di denaro sufficiente per consentire loro di lasciare la Germania e raggiungere l’Africa ove trascorrere il più bel giorno della loro vita prima di togliersela.

The most beautiful day

9) “A proposito di Schmidt” (USA, 2002) con Jack Nicholson, Kathy Bates, Hope Davis, Dermot Mulroney, June Squibb, Howard Hesseman (durata 125 minuiti) – Commedia/Drammatico, regista Alexander Payne.

Warren Schmidt, un misantropo che ha speso una vita in una società di assicurazioni, all’età di 66 anni va in pensione. Potrebbe essere giunto il momento di godersela, ma la moglie Helen muore all’improvviso. Schmidt decide allora di andare a Denver, per tentare di convincere l’adorata figlia Jeannie a non sposare il fidanzato, un bellimbusto venditore di materassi ad acqua.

Tutto andrà a rotoli: la figlia si sposerà, lui si troverà a vagare senza meta per gli States, e scoprirà persino che anni prima la moglie l’aveva tradito con il suo migliore amico; insperatamente, però, troverà un amico: un bambino nigeriano, adottato a distanza, a cui Schmidt affida i suoi pensieri, e che in cambio gli invierà un disegno.

Dopo l’ottimo Election, Payne supera solo in parte il banco di prova del terzo film; ad un soggetto esile e provocatorio solo superficialmente, si contrappone peraltro la prova d’attore di Jack Nicholson che, da solo, rende la pellicola degna di essere vista.

La caratterizzazione di Schmidt, borghese meschino e privo di sentimenti, non del tutto resa da una sceneggiatura priva di acuti, viene evidenziata da Nicholson senza il consueto gigioneggiare, ma piuttosto con continui e straordinari cambiamenti mimici. E le sue espressioni durante il discorso del pranzo di matrimonio della figlia sarebbero da studiare a memoria nelle scuole di recitazione.

A proposito di Schmidt

10) “Le colline hanno gli occhi” (USA, 2006) con Aaron Stanford, Kathleen Quinlan, Vinessa Shaw, Emilie de Ravin, Dan Byrd (durata 107 minuti) – Horror, regista Alexandre Aja.

Una famiglia americana parte per una lunga gita attraverso il deserto del Nevada in direzione di San Diego. Durante il viaggio vengono assaliti da un gruppo di ex minatori diventati cannibali in seguito a una serie di esperimenti nucleari avvenuti durante gli anni 50. Nello scontro, la lotta per la sopravvivenza finirà per trasformare la famiglia “buona” annullando le differenze con i cannibali.

Con questa operazione Alexandre Aja recupera le tematiche care agli horror di fine anni settanta, con i suoi mostri, le sue paure inconsce che tornano a riemergere in una società americana che anche nel 2005 continua ad avere terrore del diverso, compresi quei figli deformi che ha contribuito a creare per poi dimenticarli, preferendo relegarli in una dimensione d’oblio.

Il remake dell’omonimo film di Wes Craven (prodotto dallo stesso Craven) è un film sostanzialmente politico, fondato proprio sulla volontà di fuga della società americana dalla sua cattiva coscienza. Ambientato nel New Mexico, in realtà è stato girato nel deserto del Marocco, finendo per tracciare una sorta di fil rouge tra il passato e il presente della storia di un popolo, che da sempre non riesce a guardare in faccia la realtà preferendo nascondersi dietro una vita fatta di buone intenzioni.

Le colline hanno gli occhi

11) “Ritorno al futuro_Parte 1” (USA, 1985) con Michael J. Fox, Christopher Lloyd, Lea Thompson, Crispin Glover, Thomas F. Wilson (durata 116 minuti) – Commedia, regista Robert Zemeckis.

Marty McFly ha diciassette anni, una ragazza di cui è innamorato e una famiglia non particolarmente vivace. Il padre, George, ha paura anche della propria ombra mentre la madre si lascia vivere, priva com’è di qualsiasi ambizione per sé e per i propri tre figli.

Marty è amico di Doc, uno scienziato eccentrico che ritiene di aver inventato un’auto che è al contempo una macchina del tempo. Marty avrà modo di scoprire che lo è realmente finendo nella sua stessa città nel 1955. Lì conoscerà sua madre e suo padre che non sembrano proprio destinati a formare una coppia.

ritorno alo futuro

12) “Mi presenti i tuoi?” (USA, 2004) con Robert De Niro, Ben Stiller, Dustin Hoffman, Barbra Streisand, Blythe Danner, Teri Polo (durata 115 minuti) – Commedia, regista Jay Roach.

Greg è riuscito a farsi accettare nel circolo elitario che è la famiglia Byrnes e tutto va alla grande.

Lui e Pam sono alle prese con gli eccitanti preparativi del matrimonio e perchè quel giorno sia davvero perfetto manca solo un piccolo insignificante dettaglio: i Byrnes e i Focker dovranno trascorrere un week-end insieme per conoscersi.

Mi presenti i tuoi

13) “Breaking bad” (USA Series 2008 – 2013) con Bryan Cranston, Aaron Paul, Anna Gunn – Dramamtico/Thriller, regista Vince Gilligan.

L’insegnante di chimica Walter White ha ricevuto una diagnosi terminale di cancro e disperato, decide di darsi alla produzione di meta-anfetamine per assicurare un “cuscino finanziario” alla sua famiglia dopo la sua morte.

Ma la strada dell’illegalità cambierà per sempre Walter, trasformandolo in un pericoloso personaggio temuto da tutti che consumerà la sua umanità fino a renderlo irriconoscibile.

Breaking bad